domenica 25 maggio 2008

Coup de théâtre




Un premio giustamente meritato.
La degna, naturale conclusione
di una storia che è
un viaggio stupendo.
Crudo, relistico e viscerale;
nella mente e nello spirito.
Un cammino da gustare.

All'autrice, la mie più vive congratulazioni.

Perchè te lo meriti.



sabato 24 maggio 2008

L'ultimo eroe romantico




Non sono nessuno per giudicare;
so soltanto che ho un'antipatia innata
per i censori.

Corto Maltese




Alto un metro e ottanta già a quindici anni (si sarebbe però fermato a quella statura) bruno, con zigomi alti e labbra spesse, un anello all'orecchio sinistro, Corto Maltese aveva un'aria piratesca e romantica che piaceva a tutti. Del suo sangue anglosassone non c'era traccia fisica evidente. Tuttavia la calma, il senso dell'umorismo, l'ironia esercitata non tanto nei confronti del prossimo quanto nei propri confronti, rivelava che Corto Maltese era anche figlio della convenzione britannica. un uomo d'azione e un bravo marinaio.Sul palmo sinistro della mano ha ancora la cicatrice che indica una falsa linea della fortuna. In realtà, di fortuna ne ha avuto poca. Le cose che conquista gli sfuggono dalle mani così regolarmente che si ha il sospetto che sia proprio lui a lasciarsele sfuggire apposta. In realtà, l'unica cosa che gli importi è di recitare una parte nel mondo dell'avventura.


Per Corto Maltese eroismo non significa riuscire a vincere, farcela sempre da solo contro tutti, aver ragione del mondo e imporre le proprie leggi. Per Corto Maltese la cosa importante è minimizzare il senso di ogni vittoria e di ogni sconfitta (poche), e imporre la propria personalità; il saper rispondere a tono anche nelle situazioni estreme.


Il suo aplomb è il risultato della sua culturam del suo giorovagare per il mondo, dell'elaborazione della conoscenza, delle sofferenze vissute. Ecco la sua grandezza: Corto Maltese appare tale perchè è tale, e appare grandissimo, bello, sicuro, romantico. Una sorta di Dio o di supereroe interiore, che trasforma la debolezza in virtù, perchè questo è un mondo che comunque non dà vittorie. Poi, è il protagonista dell'attesa, degli appuntamenti mancati, delle scommesse vinte e non riscosse, degli amori rimpianti.


Dovunque vada qualcuno lo conosce o si fa riconoscere, e tutti, nemici veri o presunti e amici ne hanno un grande rispetto. E' pronto a qualsiasi avventura per curiosità o per caso, distaccato, superiore, disilluso, solo con qualche rimpianto da scrollarsi di dosso o con cui convivere. Non sarebbe possibile, altrimenti, essere fatalisti come Corto Maltese nei confronti del pericolo.

La sua è un amancanza di paura razionale, quasi filosofica, forse sovrannaturale. Esce sempre indenne da ogni pericolo con uno sforzo relativo, quasi per troppa sicurezza.


Forse è solo un'idea, un fantasma che si aggira per il mondo; forse il suo giovane corpo nasconde l'anima di un uomo che ha vissuto troppo per sorprendersi o per provare timore. Ma per quanto etereo e disilluso, Corto Maltese è sempre stato guidato dalla sua voglia di giocare e farsi guidare dal caso, alla ricerca dell'oblio e di se stesso, per vivere la propria integrità di uomo libero di fronte alle rovine del mondo.


«Corto Maltese non morirà…» - ha dichiarato una volta Hugo Pratt - «…Corto Maltese se ne andrà perché in un mondo dove tutto è elettronica, è calcolato, tutto è industrializzato, non c'è posto per un tipo come lui.»

Di lui rimane l'immagine sfumata di un acquarello, la naturalezza con cui passa attraverso più piani spaziali con disinvoltura e noncuranza: dalle distese infinite degli oceani e delle foreste tropicali ai ghiacci eterni del Nord e delle vette impraticabili; fra la relatà spesso brutale e storica e l'onirico, il mondo mistico e leggendario: la chiave di fuga verso il fantastico mondo dell'avventura e del trascendente, dell'incomprensibile.




All'orizzonte di quell'oceano

ci sarebbe stata sempre un'altra isola,

per ripararsi durante un tifone,

o per riposare e amare.

Quell'orizzonte aperto sarebbe stato

sempre lí, un invito ad andare .


Hugo Pratt

venerdì 23 maggio 2008

Nel sole

Sdraiati nel vento.
Sentiamo parole.
Sussurri di vetro.

E dietro c'è il vuoto.

Apri le braccia e lasciati andare.
Sprofonda nel cielo.
Sali nel mare.

Ricorda la paura




[lui agitò le braccia spoglie,
ma privo d'ali com'era, non fece più presa sull'aria
e, mentre a gran voce invocava il padre, la sua bocca
fu inghiottita dalle acque azzurre]

Ovidio, Metamorfosi VIII




mercoledì 23 gennaio 2008

Nihon


venerdì 18 gennaio 2008

Un piccolo passo

Non lo avrei mai pensatto, sei mesi fa, quando ho aperto questo blog, che ne sarebbe seguito un altro. Su splinder. Certo, è diverso da questo: raccoglie le informazioni su una mia passione, il Giappone.


In verità, è un mezzo per ordinare tutto il materiale che ho raccolto e scambiarlo con chi fosse interessato. All'inizio, ero indecisa: sono due le culture che amo sopra tutte le altre, quella orientale e quella greca. La seconda, però, permea quasi costantemente i miei pensieri e rientra nel mio campo di studi; così mi sono risolta ad aprire un blog sul Giappone.

E' comunque un amore antico anche quello per il paese del Sol Levante, con abitudini e consuetudini spesso molto diverse dalle nostre, eppure un substrato psicologico comune sembra continuare a sopravvivere.

Non so cose ne riuscirà, però al momento mi sto divertendo anche semplicemente nel costrirlo. Riconosco di aver scelto un nome abbastanza difficile da ricordare: Hanazakari no mori, che significa La foresta in fiore. E' tratto dal titolo di un'opera di Yukio Mishima, uno dei pochi autori giapponesi ad aver riscosso immediato successo anche all'estero, e influenzato in quel momento dal romanticismo nipponico.

mercoledì 9 gennaio 2008

Requiem


...e tutto si scolora.
Non resta nulla.
Solo la sfumatura di un ricordo.
Nato chissà quando.

Ti ricorderemo.
Sempre.

giovedì 6 dicembre 2007

Sms: futuro pericoloso?



Una parola ancora
Parole, parole, parole
Ascoltami
Parole, parole, parole
Ti prego
Parole, parole, parole
Io ti giuro
Parole, parole, parole, parole parole soltanto parole, parole tra noi
Ecco il mio destino, parlarti, parlarti come la prima volta


Mina, Parole parole parole (ritornello)



Alcuni anni fa, su un Topolino c'era la pubblicità di una rete di telecomunicazione mobile: promuoveva l'uso degli SMS. I primi.

Non esistevano ancora i videofonini, i cellulari di ultima generazione, quelle piccole meraviglie che sembrano un computer in miniatura.

Ricordo ancora cosa recitava la campagna pubblicitaria:


"C'è ancora una cosa che non ti ho detto...

Possibile? Dopo duecento messaggi?"


con i protagonisti seduti agliestremi di uno stesso divano, sorrisi ebeti e sgurdo fisso sul display. Avevo sorriso. Potenza della nuova tecnologia. Parlarsi senza usare le parole.


L'altro giorno, l'SMS ha compiuto gli anni: 15.

Dilaga. Ancora. E quella pubblicità, quell'immagine che mi aveva fatto sorridere, che sembrava l'esasperazione bonaria di una realtà che mai si sarebbe concretizzata, è diventata una gorttesca premonizione. Perfino ottimistica.


E mi ha fatto rimpiagere quando mia madre, per chiamarmi a cena, si affacciava al poggiolo e urlava il nome mio e di mia sorella.
 

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